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Anche il vino italiano potrà beneficiare della protezione dal rischio di contraffazione.
L’Agenzia ICE (Agenzia per l’internazionalizzazione e la promozione delle imprese italiane) ha riaperto le adesioni, sino al prossimo 30 novembre, al progetto “TrackITblockchain”; il quale mette a disposizione di aziende e/o società esportatrici, operanti nel settore agroalimentare/vitivinicolo e tessile, un servizio teso all’utilizzo della metodologia di tracciabilità blockchain per i prodotti “made in Italy”.
In particolare, il meccanismo della blockchain consiste in un particolare modello di registrazione dei dati; il quale prevede l’archiviazione e la memorizzazione delle informazioni tramite cd. blocchi concatenati. Le informazioni raccolte vengono così catalogate in forma crittografata; mediante operazioni (le cd. transazioni), associate in modo imprescindibile, alla data e l’ora in cui le medesimo sono state effettuate.
L’Agenzia ICE, dunque, offre un servizio consistente nella registrazione in blockchain dei dati attinenti alla produzione che l’azienda intende tracciare; così consentendo ai consumatori di visualizzare le informazioni relative al prodotto ed all’azienda stessa, mediante l’accesso ad apposito smart tag (ad esempio il cd. QR-code).
Il servizio comprende altresì anche un meccanismo di tracciabilità blockchain in partenariato con un service provider individuato dalla stessa Agenzia; consistente, in particolare:
Ciò a condizione che si tratti di aziende:
L’obiettivo (ambizioso) di tale progetto è quello di ricercare una maggiore protezione dei prodotti italiani esportati; mediante l’introduzione di un sistema di tracciabilità univoco, sicuro e tendenzialmente immutabile.
Ciò sulla scia delle rilevazioni OCSE effettuate in merito alla contraffazione ed alla pirateria; le quali evidenzierebbero la presenza di un fenomeno di contraffazione dei prodotti made in Italypari circa al 30%.
Mediante tale sistema predisposto dall’Agenzia, le aziende esportatrici italiane potrebbero istituire un canale di comunicazione cd. Direct to Consumer (D2C) con i potenziali acquirenti; i quali verranno direttamente a conoscenza della storia (e dell’unicità) dei prodotti italiani immessi nel mercato.
Tale meccanismo di tracciabilità consentirebbe ai prodotti tanto la valorizzazione dei prodotti “made in Italy”; quanto l’accrescimento della tutela dei marchi dai fenomeni di contraffazione e di cd. Italian Sounding.
Avvocato Davide Torcello
Dottoressa Ludovica Di Giovanni
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